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"Serve un percorso preciso per la transizione alla Tv digitale"

L'Associazione DGTVi riunisce gli operatori televisivi coinvolti nel passaggio al Digitale terrestre e il presidente, Piero De Chiara, indica la rotta da seguire nei nuovi scenari che portano a una svolta "epocale e totale" nel mondo della comunicazione e delle tecnologie


Auspica una transizione, dal sistema televisivo analogico a quello digitale, "rapida e ordinata". Ma rileva anche alcuni "cenni di rallentamento" del mercato della Tv digitale terrestre, per cui sarebbe opportuno "aumentare l'offerta di contenuti gratuiti", "anche e soprattutto da parte del servizio pubblico". Piero De Chiara, presidente di DGTVi, l'associazione che riunisce gli operatori coinvolti nel passaggio al Digitale terrestre (www.dgtvi.it), fa il punto della situazione sul percorso, ancora complesso e articolato, che porterà a un sistema televisivo totalmente in standard digitale. E traccia un bilancio "faticoso ma positivo" dei primi tre anni di vita dell'Associazione, nata nel gennaio del 2004, e alla quale attualmente aderiscono Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, Frt, Dfree, Aeranti-Corallo e Fondazione Ugo Bordoni.

Quali sono i principali obiettivi di DGTVi nello scenario della Tv digitale?
"Lavoriamo perché il processo di transizione dall'analogico al digitale terrestre si realizzi nella maniera più funzionale e ordinata possibile, nell'interesse del telespettatore, ma anche dell'industria televisiva, visto che si tratta di una svolta tecnologica epocale e totale. In più, ci impegniamo per cercare di accelerare questo percorso, perché la fase di trasmissione del segnale televisivo in modalità simultanea, analogica e digitale insieme, come avviene attualmente, è molto costosa e delicata per gli operatori, per cui la transizione verso lo spegnimento dell'analogico va accelerata il più possibile".

In questo senso, quali sono le principali iniziative e attività che state portando avanti attualmente?
"É in corso un'enorme attività di standardizzazione, delle soluzioni e delle procedure, per definire le caratteristiche comuni di quello che sarà il nuovo sistema televisivo italiano in digitale terrestre. Si tratta di un mercato orizzontale, che comprende tante aziende e imprese coinvolte a vario titolo e in modo diverso nella catena di produzione e trasmissione del segnale, da chi realizza i contenuti a chi produce le apparecchiature, quindi c'è l'esigenza di integrare le diverse offerte e le diverse esigenze. L'Associazione si occupa poi del raccordo e del confronto su questi temi con la Pubblica amministrazione, in particolare con il ministero delle Comunicazioni, e poi con l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e con il Parlamento. Ma, altro punto fondamentale, DGTVi è anche il luogo in cui i vari operatori interessati a questo processo si confrontano sulle strategie di interesse comune. Per esempio, si discute su in quale misura le modalità di accesso al sistema digitale terrestre dovranno essere gratuite e in quale misura dovranno essere a pagamento. É importante questo scambio di indicazioni, per avere un orientamento del mercato italiano. Il bilancio dei primi tre anni di vita dell'Associazione è faticoso ma positivo, perché è una realtà composta da aziende concorrenti e che continuano a farsi concorrenza, ma l'impegno è quello di trovare dei punti di accordo, su ambiti di attività pre-concorrenziali, che consentano a ciascuno di sviluppare la propria strategia. C'è ad esempio un orientamento comune a mantenere questo modello di mercato orizzontale aperto, e a non andare verso un mercato verticale chiuso, come invece si è determinato per la Tv satellitare e per quella via Internet a banda larga".
 
Come giudicate le modalità di transizione al digitale previste all'interno del Disegno di legge Gentiloni sul riassetto del sistema televisivo?
"La data finale indicata nel Ddl Gentiloni per lo spegnimento del segnale analogico, nel 2012, è una scadenza più lunga di quanto avessimo sperato, ma soprattutto non è ben indicato il percorso intermedio per arrivarci. É importante infatti non solo definire una data finale, precisa e adeguata, ma anche le tappe intermedie, per una serie di "spegnimenti" dell'analogico da attuare per aree territoriali, quindi uno switch-off non tutto all'ultimo giorno, ma per fasi intermedie e progressive. Per cui concentreremo la nostra attenzione e i nostri sforzi sull'indicazione precisa di un percorso intermedio da seguire, in modo da fissare un calendario per lo spegnimento dell'analogico per aree territoriali. Da parte del Ministero non c'è un atteggiamento negativo in questo senso, sono già state avviate delle attività per l'identificazione delle aree e dei tempi secondo cui procedere, speriamo che tutto ciò sia chiarito nel corso dell'iter parlamentare del Disegno di legge Gentiloni".

Ma come valuta la situazione del Digitale terrestre in Italia?
"Come numero di decoder già presenti sul territorio l'Italia è in una situazione per ora soddisfacente, resta il secondo Paese in Europa dopo la Gran Bretagna. Però abbiamo rilevato un rallentamento della diffusione, dovuto a mio avviso anche a un difetto del modello di sviluppo del sistema: c'è ancora scarsità di nuovi canali digitali gratuiti, mentre in altri Paesi europei esiste già una maggiore offerta in questo senso, anche da parte del servizio pubblico, per cui occorre accelerare in questa direzione per dare un ulteriore impulso".

E il comportamento del mercato e dell'utenza televisiva?
"All'inizio la tendenza è stata molto buona, per esempio quella delle schede pre-pagate per la Pay Tv è stata un'idea senz'altro azzeccata. Ma alcuni cenni di rallentamento del mercato ci inducono a concentraci, appunto, su un'ulteriore diversificazione del servizio e un'offerta di contenuti gratuiti aggiuntiva".


A cura di
Stefano Casini
(stefano.casini@iulm.it)